MARSIGLIA, VIAGGIO IN PROVENZA (MARSEILLE, A TRIP TO PROVENCE) Part 7

October 29, 2019

 

Mentre mi accingevo a mettere per iscritto queste righe, seduto ad un tavolino di un bar della città in cui normalmente vivo, una anziana signora, credo professoressa universitaria, seduta ad un altro tavolino mi "intratteneva" urlando mentre parlava al suo cellulare. La diffusa usanza italiana di schiamazzare allegramente quasi con l'intenzione voluta di rendere partecipe il prossimo dei cazzi propri è, forse, la cosa che ci contraddistingue di più al mondo in senso negativo (assieme forse ai greci) e che denota l'innata nostrana mania di protagonismo nel totale disprezzo dello spazio vitale altrui, compreso quello acustico. Del resto siamo purtroppo costretti casi tanto (per lo meno per quanto mi riguarda) a subire l'inquinamento sonoro delle campane di infinite chiese senza lamentarci, che lo schiamazzo sociale può sembrare un'inezia. Non per il sottoscritto. Ovviamente ho invitato l'anziana signora a moderare il volume della sua voce, cosa che ha poi fatto non senza guardarmi con aria sconcertata, quasi che la sua condivisione urlata fosse per lei un fatto del tutto normale. Questione di consapevolezza che tutto sommato non è poi così difficile da raggiungere sempre che qualcuno ti aiuti a raggiungerla se proprio non ne sei capace.

 

Il nesso tra questa breve introduzione e le mie pagine sta nella mia propensione a stare lontano dall'umanità urbana inbastardita. Tuttavia mi capita di immergermici dentro saltuariamente come nel caso del mio breve passaggio a Marsiglia. Di nuovo mi piace sottolineare come il viaggiare in moto cambi completamente la prospettiva del viaggio facendoti percepire i luoghi urbani come stranamente piccoli rispetto all'usare una automobile o i mezzi pubblici. Ti fermi dove vuoi, parcheggi dove vuoi, superi tranquillamente immense file di auto incolonnate a un semaforo senza che nessuno ti urli qualche bestemmia contro. Tutto è più veloce (in senso buono), tutto è più naturale.

Ero già stato a Marsiglia nel 1988 In occasione del Trofeo del Mediterraneo di vela al quale avevo partecipato come membro della squadra italiana. Avevo ricordi di adolescenza, circoscritti all'evento agonistico ed alle scorribande serali con gli altri ragazzi. Dunque questa volta ho avuto modo di "sentire" quella città in modo più profondo. La mia prima tappa quando ci sono arrivato è stata proprio lo Yacht Club Pointe Rouge che era stato la sede della regata del 1988. Questione di nostalgia..

Ho parcheggiato vicino al bellissimo murales dell'entrata e proprio affianco ad una Kawasaki ER5 rossa identica alla mia! Casualità? Chissà...

Ho passato un pò di tempo a guardare barche e respirare l'odore di mare dopo due abbondanti settimane di campagna e poi mi sono rimesso in moto per raggiungere l'appartamento che avevo prenotato.

L'impatto con la città è stato forte: Marsiglia è stata sempre nota per essere la Napoli francese e così è ancora. Tuttavia il suo caos a colori mi è risultato più sobrio ed internazionale di quello partenopeo. Il traffico è pesante ma neanche lontanamente paragonabile al disastro di Napoli a Roma. Dopo aver attraversato il quartiere del Prado sono arrivato all'appartamento (piccolissimo e super spartano) nella zona del Capelette, in una via estremamente periferica e "malamente" suburbana (per non dire malfamata). Nonostante ciò ho tranquillamente lasciato la Kawa all'aperto e per un po' con tutti i bagagli montati sopra e nulla è accaduto. La cultura della diffidenza è una disgrazia tipicamente cattolica e nostrana. Cerco di starne lontano il più possibile.

Dopo una doccia rinfrescante ho ripreso la kawa e mi sono diretto verso Rue de Consolat dove la mia amica Valentina mi aspettava. Il centro di Marsiglia non è particolarmente attraente, se non fosse per la sua affascinante integrazione razziale che nuovamente mi ha ricordato Londra (specialmente Hackney e Brick Lane) e per la sensazione di essere a l'Havana. Sono stato in compagnia di Valentina e di una sua amica originaria della Martinica fino a prima di mezzanotte, godendomi un po' del festival "Portes Ouvertes Consolat" e poi sono tornato a dormire, stanchissimo, nel mio appartamento.

 

(continua...)

 

 

English translation

 

As I was just about to put these lines in writing, sitting at a table in a bar in the city where I normally live, an elderly lady, I think she was a university professor, sitting at another table "entertained me" screaming while talking on her cell phone. The widespread Italian habit of cackling cheerfully almost as intentionally willing to share one's bloody business with the rest of the planet is, perhaps, the thing that sets us (and maybe the Greeks too) apart from the world in a negative way and that denotes our innate mania of protagonism in total disregard of the living space of others, including the acoustic one. After all we are so sadly forced (at least as far as I am concerned) to endure the sound pollution of infinite churches' chiming bells that "social screaming could seem to be peanuts in comparison. Not for me. Obviously I invited the old woman to turn her voice down, which she did, but not without looking at me in dismay, almost as if she was not aware of her screams at all. A matter of awareness, not so hard to get when someone helps you to, if you really are unable to understand it. 

 

The link between this brief introduction and my pages is in my tendency to stay away from the blemished urban humanity. However I happen to occasionally sink in it as in the case of my brief passage to Marseille. Again, I like to emphasize that traveling by motorbike completely changes the perspective of the journey, making you perceive urban places as strangely small compared to using a car or public transport. You stop where you want to, park where you want to, quietly pass huge rows of cars lined up at a traffic light without anyone swearing at you. Everything is faster (in a good way), everything is more natural.

I had already been to Marseille in 1988 on the occasion of the Mediterranean Sailing Trophy in which I had participated as a member of the Italian team. I had memories of my adolescence, confined to the competitive event and the evening raids with the other boys. So this time I got to "feel" that city in a deeper way. My first stop when I got there was rightly the Yacht Club Pointe Rouge, the organising club of the 1988 regatta. A matter of nostalgia...

 

I parked near the beautiful entrance murals and right next to a red Kawasaki ER5 identical to mine! Chance? Who knows ...

I spent some time looking at boats and breathing in the smell of the sea after two long weeks in the countryside and then I headed to the apartment I had booked. 

 

The impact with the city was intense: Marseilles has always been known to be the French Naples and it still is. However, its colored chaos was more sober and international than the Neapolitan one. The traffic was heavy but not even remotely comparable to the disaster of Naples or Rome. After passing by the Prado neighborhood, I arrived at the apartment (very small and super spartan) in the Capelette area, in an extremely peripheral and "badly" suburban street (nothing short of rough, really). Neverthelesss I quietly left my Kawa outdoors (for a while with all the luggage mounted on too) and nothing happened. The culture of mistrust is a typically Catholic and localy Italian disgrace. I try to stay away from it as much as possible.

After a refreshing shower I took the Kawa and headed for Rue de Consolat where my friend Valentina was waiting for me. The center of Marseille is not particularly attractive, except for its fascinating racial integration that reminded me of London again (especially Hackney and Brick Lane) and the feeling of being in Havana. I was in the company of Valentina and one of her friends from Martinique until midnight, enjoying a bit of the "Portes Ouvertes Consolat" festival and then I went back to sleep, very tired, in my apartment.

(to be continued...) 

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