MIXING CON TCHAD BLAKE (with English translation below)


E così fu che decisi di passare un'intera settimana allo Studio La Fabrique in Provenza per testare le mie conoscenze sull'arte del mixing insieme ad un mixing engineer riconosciuto in tutto il mondo come uno tra i migliori nel suo campo, Tchad Blake. Il motivo primario che mi ha spinto a fare questa esperienza è stato principalmente il mio desiderio di confronto, perchè credo che l'unico modo per imparare qualcosa di nuovo sia il mettersi in discussione, cosa che mi rendo conto oggi di aver fatto in modo anche eccessivo durante le mia carriera di musicista-produttore. ingegnere del suono. Ma tant'è, alla fine è proprio per questo motivo che ho imparato tutto ciò che oggi conosco. Anche nel caso di questa settimana mi succede di apprendere altre preziosissime informazioni e di avere numerose conferme riguardo alla mia metodologia di lavoro che avevo già sviluppato nei lunghi anni di Londra. Non mi dilungherò qui a parlare degli argomenti tecnici intorno al mixing ma faccio soltanto una semplice considerazione: dopo aver passato i primi tre giorni in regia con Tchad al lavoro su diversi brani, uno dei quali di mia produzione, ho avuto la pressoché totale conferma del fatto che per mixare musica ci vogliono tre ingredienti fondamentali: conoscenza tecnica, orecchio e gusto. Il mixing è una forma d'arte a sé stante che lentamente sta incominciando ad avere riconoscimento ufficiale perché i mixing engineers di successo non si limitano a "miscelare" tracce ma contribuiscono spesso, ma non necessariamente, alla modifica dell'arrangiamento del brano. Per questo motivo solo i produttori e gli artisti tù illuminati possono accettare il lavoro di un mixing engineer senza preconcetti. Non è da tutti ma l'industria si muove in questa direzione e non vi sarà modo di cambiarla, almeno per adesso, vista l'importanza della moderna tecnologia. Il tempo dei mix fatti da nastro a 24 tracce e banchi analogici con automazione ed outboard limitati sono passati ormai da almeno un ventennio, che piaccia o meno. Personalmente sono tra coloro i quali credono che avere meno scelte sia un fatto positivo che spinge verso la creatività anziché limitarla, ma questa attitudine è ciò che caratterizza ME come mixing engineer e forse anche il mio punto di forza. Di sicuro la tecnologia mette a disposizione una possibilità infinita di scelte e, come si usa dire, la' son cazzi perché se non hai gusto, intuito e conoscenza tecnica ti puoi letteralmente perdere in un mix come ci si può perdere in un labirinto senza trovarne l'uscita.

Passare lunghe giornate in studio con Thad Blake mi sta dando ispirazione e allo stesso tempo nuova linfa vitale confermando ciò che ho sviluppato negli ultimi quindici anni.

Alla prossima, forse sempre qui dallo Studio La Fabrique.

English translation

And so it was that I decided to spend a whole week at Studio La Fabrique in Provence to test my knowledge of the art of mixing together with a mixing engineer recognized all over the world as one of the best in his field, Tchad Blake. The primary reason that pushed me to do this experience was mainly my desire for comparison, because I believe that the only way to learn something new is to question oneself, which I realize today that I have done maybe even too excessively during my career as a musician-producer. sound engineer. But anyhow, in the end it is precisely for this reason that I have learned all that I know today. Yet during this week I've learned more precious information and had numerous confirmations regarding my work flow methodology that I had already developed in the long years I spent in London. I will not dwell here talking about the technical subjects of mixing, but I will only make a simple consideration: after having spent the first three days watching with Tchad working on different tracks, one of which I produced, I had almost total confirmation of the fact that to mix music three basic ingredients are needed: technical knowledge, a good ear and taste. Mixing is an art form in its own right that is slowly starting to have official recognition because successful mixing engineers don't just "mix" tracks but often, yet not necessarily, contribute to changing the arrangement of the song. For this reason only enlightened producers and artists can accept the work of a mixing engineer without preconceptions. It is not everyone's cup of tea but the industry is moving in this direction and there will be no way to change it, at least for now, given the importance of modern technology. The time of mixes made from 24-track tape and analogue consoles with limited automation and outboard has been gone for at least twenty years, like it or not. Personally I am among those who believe that having fewer choices is a positive fact that pushes towards creativity rather than limiting it, but this attitude is what characterizes ME as a mixing engineer and perhaps also my strong point. Certainly the technology offers an infinite possibility of choices and that's where the problems arise because if you have no taste, intuition and technical knowledge you can literally lose yourself in a mix the same way you can get lost in a maze without finding the exit. Spending long days in the studio with Thad Blake is giving me inspiration and at the same time a breath of fresh air, confirming what I have developed over the last fifteen years. Until next time, so long, maybe from here at Studio La Fabrique


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